Cerca nel blog

mercoledì 28 maggio 2014

Fossa: il paese senza vita!

Un uomo di alta statura mi viene incontro salendo dal fosso sul ciglio della strada interrotta dai crolli causati nell'aprile 2009 dal terribile sisma aquilano.
Negli occhi di tutti gli amanti dell’arte c’è ancora il disastro di Santa Maria di Collemaggio all'Aquila, il cratere all'interno della chiesa delle Anime Sante, i campanili di centinaia di paesi sgretolati.
Il sisma del 2009 ha lasciato tramortita l’Abruzzo.

Il terremoto ha diviso la vita tra un “prima” e un “dopo”, tra identità sbriciolate e facciate polverizzate, tra povera gente infagottata sullo sfondo di tende blu e memorie dei luoghi da porre in salvo.

Questo del 2014 è invece un aprile calmo, canuto di verde e di fiori lungo la vallata dell’Aterno, rimasta disastrata dopo l'evento indimenticabile.
La luce e i paesaggi del giorno rendono ancor più tetro un paese distrutto da una forza inaudita sprigionatasi dalle viscere della terra.

L’uomo è decisamente sorpreso dalla mia Nikon.

Non gli è chiaro cosa ci sia da fotografare in questo borgo ridotto a ghost town, dove i tetti sono crollati, i muri sono a monconi, le case intere imbracate alla ben meglio e gli unici esseri viventi, padroni del territorio, sono cani e gatti randagi.

Poi mi racconta come la vita si sia effettivamente fermata al 9 aprile 2009 in gran parte dei paesi aquilani.

Sull'uscio di casa troviamo la moglie Ernestina.
La donna zoppica e la sua storia è splendida.
Un giorno durante una gita nel bosco inciampò in un tronco sul sentiero e si fece male.
Tutti a dire: “ti devi disinfettare, ti portiamo a valle attaccata alle nostre spalle!”
Ma lei a ripetere che non era successo nulla.
Tornati a casa tutti si accorsero che la gamba era scassata.
Da quel giorno porta il bastone.
La vallata sotto è un paesaggio lunare, un posto magico dove anche i sassi hanno l’anima.

Mi aggiro per il paese e ovunque si respira desolazione e morte.

Pensare che avevo visitato Fossa l’estate precedente la maledetta notte di aprile.

L’avevo trovato delizioso, uno degli abitati più belli dell’aquilano.


Ero andato per scoprire la chiesa di Santa Maria ad Cryptas, splendido monumento di arte cistercense.
Oggi è interdetta al pubblico.

L’antico campanile che gravitava pericolosamente sulla volta a crociera, è stato ingabbiato in una grande struttura metallica, alzato con una gru e messo a terra.
Gli interni del tempio, mirabilmente affrescati nella loro interezza da preziosi dipinti di pittori medioevali, sono stati messi in sicurezza e il soffitto ligneo ha retto all'urto del sisma.
Laddove alcuni affreschi sono stati intaccati, la Sovrintendenza ai Beni Culturali d’Abruzzo, ha già fatto recuperare i frammenti per ricomporre al più presto gli antichi dipinti.

L’edificio è stato costruito nella seconda metà del Duecento con una struttura architettonica semplice ma ben fatta, vista la resistenza al sisma e nella sua unica navata all'interno, toglie il fiato al visitatore per la bellezza delle pitture.


Le opere raccontano nei due cicli, storie del Vecchio Testamento concentrate nella “Genesi” e nel “Giudizio Universale del Cristo Giudice tra gli Angeli”, che riporta terribilmente alla potenza distruttiva del terremoto e gli episodi salienti della vita del Cristo con gli stupendi colori grigi gonfi di tristezza della “Flagellazione” e della “Crocifissione”.
Intaccato, per fortuna lievemente, il ciclo dei mesi del “Calendario”, opera simile a quella dipinta magistralmente, nell'Oratorio del Pellegrino di Bominaco.

Si spera che tornerà presto a regalare ancora i suoi significati allegorici del lavoro dei campi benedetto da Dio.
Nessun danno per il dipinto raffigurante l’Inferno, icona involontaria del baratro che si è aperto nella vita degli aquilani.
I demoni torturanti con San Michele Arcangelo dedito alla pesa delle anime, sono ancora lì.
La “Risurrezione delle anime” raffigurata con i morti che escono dalle proprie tombe, può servire di augurio per una pronta rinascita del territorio.
Questo edificio offrirà ancora, si spera per secoli, una preziosa chiave di lettura della vita e della spiritualità del popolo aquilano e abruzzese in genere.

D'altronde la storia della nostra bellissima e sfortunata regione è legata a doppio filo alla religione cristiana e al monachesimo occidentale che ha dato un’impronta indelebile alla sobrietà dello stile di vita dei suoi abitanti.

Un tesoro sorprendente incastonato in paesaggi indimenticabili che speriamo possano tornare presto a incantare i turisti di tutto il mondo.

L’antico villaggio di Fossa aveva nobili discendenze storiche.
Risaliva al tempo della Prefettura romana “AVEIA VESTINORUM”, che presto divenne cristiana ed ebbe i suoi primi martiri nel levita Massimo e nella giovane vergine Giusta.

In seguito, Fossa fu sede vescovile, abitazione di Gaudenzio, uomo di fiducia del papa Ilaro nel primo Concilio Romano della storia.

Anche nel medioevo il borgo fu un grande insediamento.

I nuclei degli abitati di pianura, ben presto si asserragliarono alle pendici del monte Circolo nel complesso dell’Ocre, per difendersi dalle incursioni piratesche dei manipoli di manigoldi che imperversavano ovunque.

Nel 1221, dopo la distruzione di Celano, Federico II deportò in questo paese un considerevole numero di soldati fatti prigionieri, raccogliendo l’invito di Gualtiero, allora conte di Ocre, personalità di spicco della corte di Federico.
Fossa poi entrò nella storia francescana nel 1480, quando l’antico monastero benedettino cistercense fu concesso ai frati Minori che vi dimorarono fin quando il terremoto del 2009 non fece crollare tetto e vite.
Il buon martire Cesidio Di Giacomantonio, oggi santo, che ebbe proprio a Fossa i natali, si gira probabilmente nella sua tomba a vedere come oggi sia ridotto il monastero dove da piccolo fece prima il chierichetto, poi il novizio per poi partire missionario consumatosi nel martirio in Cina.

In quella terra lontana, dove si agitavano forze esasperate nel nazionalismo che incitavano all’odio religioso, il giovane frate fu assalito dai famigerati “Boxers”, gli xenofobi inferociti.

Questi lo uccisero barbaramente a colpi di bastoni mentre cercava, nella cappella dell’Eucarestia, di salvare dalla profanazione le particole consacrate.

Il complesso che custodiva gelosamente i santi corpi del Beato Timoteo da Monticchio il contemplativo maestro dei novizi, di Ambrogio da Pizzoli che fu compagno di San Giovanni da Capestrano nella crociata contro i turchi, del Beato Placido da Roio e le reliquie del martire di Cristo Fra Cesidio, forse rimarrà senza storia per sempre.

Per giungere a Fossa: autostrada Teramo Roma, uscita L’Aquila Est direzione L’Aquila S.S. 5 bis per Avezzano

Nessun commento:

Posta un commento