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venerdì 19 aprile 2013

L’arte e la natura di una valle dalle mille sorprese!

Ci sono luoghi che sembrano contenere tutti i segreti della natura e dell’esistenza umana.

Come se di là da questa bellezza, di questa purezza e perfezione, non esistesse nient’altro.
L’anfiteatro di montagne che cinge la Valle Siciliana, incanta il visitatore.

E’ un autentico miracolo della morfologia, la dorsale appenninica, la più alta di tutte le cime che attraversano da nord a sud lo stivale.
Qui è piena di foreste, ma anche di eremi e di storie di santi che, scavando nella roccia per trovare stabile rifugio, hanno incontrato Dio sul loro cammino.

Chiusa come in uno scrigno tra guglie ardite e muraglioni di roccia, la Valle Siciliana sembra al suo estremo, un territorio magico capace di coinvolgere l’immaginazione di chiunque.

I personaggi storici o leggendari che qui hanno legato le loro gesta, trasfigurano questo straordinario panorama, in un mondo parallelo e incantato.

Le pietre raccontano come libro aperto, milioni di anni di storia.

La valle del Mavone è “siciliana”, secondo gli scritti di Plinio il Vecchio e, più tardi, gli storici Camarra e Delfico, perché i Siculi, prima di abbandonare nel 1284 a.C. la penisola, sospinti a sud da popoli nordici, fondarono Numana e Sirolo nel Conero marchigiano, insediandosi infine in questa conca aprutina.

Per altri il toponimo deriverebbe da “siciliana” dal latino “silex”, per la natura delle pietre del Gran Sasso o dal nome della via Cecilia, famosa strada romana costruita intorno al 117 a.C. dal console Lucio Cecilio Metello per collegare Roma all’Adriatico.

Attraversando la valle e ridiscendendo verso il mare di Roseto, non è difficile scorgere, accanto a case rurali o nuove costruzioni, architetture medioevali o rinascimentali di piccoli centri che testimoniano la ricchezza di questi luoghi nei secoli passati.


Stupisce la qualità di alcuni affreschi che impreziosiscono le antiche dimore.

Danno l’idea della presenza antica di una scuola pittorica che ha espresso nel tempo talenti artistici di grande valore.
Il borgo medioevale di Castelli che sembra appeso alle guglie del monte Camicia precipitante in una verticale terribile, ospita una delle più importanti scuole d’arte ceramista nel mondo.

Ancora oggi in musei di alto prestigio come l’Hermitage, sono allestite pregevoli mostre di vasi, piatti, albarelli, mattonelle, coppe, brocche e salsiere, tutte di straordinaria fattura, realizzate da eminenti maestri d’arte.

Per lunghi secoli, i castellani hanno sfruttato le vene d’argilla, gli immensi boschi di faggio per i fuochi, le acque limpide, la suggestione ispiratrice di un paesaggio spettacolare, avviando un mirabile processo culturale collettivo, dagli Etruschi ai Romani, dal Medioevo al Rinascimento e fino ai giorni nostri.

La parrocchiale, dedicata a San Giovanni Battista, è un museo d’arte sacra, con la splendida pala d’altare maiolicata di Francesco Grue dedicata alla Madonna di Loreto e ai Santi.
Nella piazza principale, la chiesa di San Rocco custodisce un pregevole affresco di Andrea Delitio.

Fuori l’abitato, lungo la rotabile Rigopiano Farindola, è consigliabile una visita alla Cona di San Donato, straordinario gioiello d’arte.

Definita la “cappella Sistina della ceramica italiana”, la chiesina campestre, anonima nel suo esterno, custodisce nell’unica navata, un meraviglioso soffitto in piastrelle di ceramica, realizzato dagli artigiani castellani in un delirio artistico- devozionale collettivo.

Il piccolo abitato di Forca di Valle è un terrazzo panoramico, oggi quasi spopolato.
Conserva la graziosa chiesetta di Santa Giusta.

L’etimologia fosca del nome “Forca” può dipendere dal fatto che si utilizzasse il luogo per giustiziare condannati a morte o, per il valico della Forchetta, antica mulattiera che attraversava il Monte Corno, congiungendo Isola con gli importanti centri di Pietracamela e Fano Adriano.

A Fano a Corno c’è la minuscola abbazia benedettina di San Salvatore con affreschi del ‘500.
Qui sorgeva un tempio pagano.
Sulle rovine i monaci eressero il cenobio della casa madre di Montecassino.

Ciò che affascina maggiormente è l’antico “castello di Isola” e il viaggio senza tempo, tra segni di un glorioso passato.
Stradine strette che s’intersecano fra loro, edifici medioevali, finestre finemente disegnate con cornici e bifore, piccole case affacciate le una verso le altre, con muri incisi di misteriose iscrizioni latine di stampo popolaresco.

Isola del Gran Sasso racconta tanti avvenimenti storici, dalla dominazione della potente famiglia Pagliara, stirpe dei Conti dei Marsi, a quella degli Orsini, fino al 1526, quando ebbe inizio la dominazione spagnola e l’istituzione, da parte dell’imperatore Carlo V, del Marchesato della Valle Siciliana assegnato a Ferdinando Alarcon Mendoza.

Il santuario di San Gabriele è a una manciata di metri.

In origine convento francescano fondato, secondo la tradizione, proprio dal poverello d’Assisi, rappresenta uno dei luoghi religiosi più visitati in assoluto in Italia.
L’urna bronzea di stile gotico, che contiene i resti mortali del giovane santo, è meta di pellegrinaggi costanti.

I resti del castello dei conti Pagliara insistono su di un balcone ardito a strapiombo sulla valle.
Il fortino con i suoi monconi di pietra e i resti della chiesina di Santa Maria del XII secolo, sembra raccontare il desiderio d’immortalità che devastava gli animi dei boriosi dominatori del territorio.

La Valle Siciliana è stata centro vitale di artigianato con botteghe e laboratori di ramai, sarti, calzolai e tessitori.

Tutte attività le cui memorie sono custodite nel museo etno antropologico del quattrocentesco Palazzo Marchesale di Tossicia.

I tesori della vallata comprendono anche la bellissima chiesa romanica di San Giovanni ad Insulam con i fantasmi di pietra dei ruderi del convento.

Inoltre, da non perdere la storica chiesa di Santa Maria di Ronzano con affreschi narranti storie del Vecchio e Nuovo Testamento.

Se il Sacro Graal fosse di origine teramana, abiterebbe certamente qui.

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